Alle mani coi magistrati

Giù le mani dai magistrati. Se si vuole che la magistratura sia davvero indipendente, bisogna lasciarla lavorare”. Una tautologia così non si nega a nessuno, avrà pensato ieri la commissaria dell’Unione europea Viviane Reding, mentre rispondeva a un giornalista sull’eterno scontro tra politica e giustizia nel nostro paese. Epperò, cara commissaria, se questo non è il tempo dei commenti un po’ banalotti sulla giustizia italiana, non è il momento delle frasi per tutte le stagioni che poi si prestano alle strumentalizzazioni più spicciole, con il sito web di Repubblica che subito trasforma le parole in un “monito” (non si sa verso chi, ma si immagina).
6 AGO 20
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Giù le mani dai magistrati. Se si vuole che la magistratura sia davvero indipendente, bisogna lasciarla lavorare”. Una tautologia così non si nega a nessuno, avrà pensato ieri la commissaria dell’Unione europea Viviane Reding, mentre rispondeva a un giornalista sull’eterno scontro tra politica e giustizia nel nostro paese. Epperò, cara commissaria, questo non è il tempo dei commenti un po’ banalotti sulla giustizia italiana, non è il momento delle frasi per tutte le stagioni che poi si prestano alle strumentalizzazioni più spicciole, con il sito web di Repubblica che subito trasforma le parole in un “monito” (non si sa verso chi, ma si immagina). Per evitare di consegnarsi mani e piedi al circo mediatico-giudiziario, si consiglia alla signora Reding di cominciare leggendo il rapporto “Eu Justice Scoreboard” che lei stessa ha presentato ieri alla stampa. Dal quale si evince, per esempio, che in Italia negli ultimi anni “l’indipendenza del sistema giudiziario dall’influenza di governo, società private e cittadini”, per come percepita dall’opinione pubblica, è perfino migliorata, dopo i picchi negativi raggiunti – udite udite – negli ultimi anni di governo di centrosinistra. Sempre dal rapporto della Commissione, poi, emerge che l’Italia è agli ultimi posti in Europa in quanto a tempo necessario per risolvere le cause civili e commerciali: occorrono in media 500 giorni per arrivare a un giudizio, peggio di noi fanno solo Cipro e Malta. Per non parlare del fatto che l’Italia è il paese Ue con maggior numero di cause civili e commerciali pendenti per ogni 100 abitanti, pari a 7.
Per la giustizia penale il discorso non cambia affatto. Insomma, dati tutt’altro che bene auguranti per la nostra economia – che a Bruxelles sta molto a cuore – e non a caso gli investitori esteri si tengono alla larga dal paese. Eppure, gentile commissaria, in quanto a spesa pubblica pro capite dedicata al sistema giudiziario veniamo prima di Danimarca, Finlandia e molti altri, sempre a leggere i dati da lei presentati. Allora, se non è un problema di sottofinanziamento o di mancata indipendenza, a cosa si devono risultati così negativi del nostro sistema giudiziario? Cosa c’è, per esempio, dietro le carceri più sovraffollate d’Europa e dietro tutte le condanne (europee!) che per questo ci prendiamo? Commissaria, ciò non si spiegherà forse con la resistenza imperterrita della casta giudiziaria a ogni tentativo di riforma e responsabilizzazione negli ultimi 25 anni? Non si spiegherà con l’impegno profuso da molti magistrati nel perseguire progetti politici piuttosto che dedicarsi alla professione? Cara Reding, chieda al nuovo presidente del Senato Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, se vorrà dedicare almeno una commissione parlamentare d’inchiesta al tema.